Intolleranze

Il dilemma in caso di intolleranza: trovarsi davanti a un piatto invitante, volerlo mangiare e non poterlo neanche assaggiare.

Le intolleranze alimentari colpiscono proprio lì, gli alimenti che quotidianamente ci sfamano o quelli che, non per esigenza, amiamo e consumiamo in maniera eccessiva. Sono proprio questi cibi che all’improvviso il nostro organismo decide di non metabolizzare più.  Può essere un singolo elemento, che costituisce quell’alimento, per il quale il metabolismo lancia dei chiari segnali di rifiuto. Inizialmente sono confusi tra altri sintomi e non si riesce ad attribuirne la causa reale, fino a quando si intensificano conseguentemente alla continua assunzione di quell’elemento. Questo comporta un sovraccarico a livello metabolico che affatica l’organismo e crea l’intolleranza. La non conoscenza ci porta ad approfondire i sintomi /COME/DOVE/QUANDO/PERCHE’ ed è l’esperienza soggettiva a rispondere.

Le intolleranze possono anche comparire in determinate situazioni, legate per esempio a periodi molto stressanti a livello fisico o psicologico. Tali periodi influiscono in maniera negativa sulle difese immunitarie e l’organismo stressato crea un disequilibrio e trova uno sfogo.

Scopro di essere intollerante al lattosio dopo circa 2 anni di persistenza dei sintomi. Un buon consumo di formaggi e latticini, non esagerato per me, ma evidentemente lo era. Dopo la scoperta solo l’idea mi aveva infastidita, ma ero serena. Ero finalmente arrivata alla causa di una condizione di malessere che mi perseguitava.

In cucina? Non mi sono mica scoraggiata. La passione per la cucina mi ha aiutata parecchio e l’intolleranza mi ha stimolata a trovare un’alternativa dopo l’altra ai piatti che potenzialmente non potevo più mangiare, quindi già visti, e sperimentarne di nuovi. Cominciai a farmi una cultura sulle alternative. Tentativo dopo tentativo, poi disfatto, riformulato e finalmente realizzato.

Considerando che ogni intolleranza ha il suo grado soggettivo di tolleranza di un alimento o elemento, io cucino e pubblico considerando una bassissima soglia di intolleranza. Non si avvicina certo a un’allergia, ma è molto bassa. Infatti, già prima del test – breath test al lattosio, l’esame specifico per quest’intolleranza – utilizzavo un latte a basso contenuto di lattosio, ma in seguito ho riscontrato difficoltà anche verso prodotti con dicitura “senza lattosio inferiore allo 0,01”. Ribadisco che ciò è totalmente soggettivo. Altro esempio è la possibilità di utilizzare il parmigiano reggiano, sì! Con stagionatura pari o superiore ai 30 mesi, ma nel mio caso. La prima cosa che mi venne raccomandata fu quella di reintrodurre il lattosio per gradi, ma non ci misi molto a capire che non era il caso di continuare… Tutta esperienza 🙂

Per quanto riguarda la colazione, prosegue la mia abitudine nell’utilizzare il latte di mandorla, riso, soia e cocco, in ordine di preferenza. Altre valide bevande possono essere a base di avena, kamut etc… tutte vegetali e ce n’è un sacco! Oggi c’è comunque una varietà di prodotti abbastanza valida. E’ aumentata la sensibilizzazione anche nei confronti di questa intolleranza, evidentemente perchè su base demografica il risultato non è sottovalutare e i risvolti economici di conseguenza.

La mia sfida? proverò a farvi dimenticare dell’intolleranza…

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