E se il problema non fosse “SENZA OLIO DI PALMA”…

Alzi la mano chi sulla questione < senza olio di palma > si è fermato alla demonizzazione da parte delle aziende produttrici di alimenti che, fino a quel momento, l’hanno sempre utilizzato, ma poi, “rassicurando” il consumatore, hanno deciso di seguire l’onda… Suppongo tante mani alzate, ma quanti sono andati a fondo per capire cos’è l’olio di palma e perchè sia oggetto di tante discussioni? 

La dicitura < senza olio di palma > cosa fa scattare nella mente dei consumatori? La deduzione che il prodotto sia sicuro e privo di grassi nocivi. Ni, ma la reazione immediata spinge ad acquistare quel prodotto a colpo sicuro. Ok l’assenza dell’olio di palma, ma gli altri ingredienti? A questo punto sarebbe opportuno soffermarsi sull’etichetta ingredienti per valutare effettivamente quanto il prodotto sia o meno salubre… Questo è però un altro argomento.

Siete proprio sicuri che l’olio di palma sia così nocivo per la nostra salute? Scopriamo le caratteristiche di questo elemento. 

Da dove si ricava? Le coltivazioni dell’albero della palma interessano particolarmente il Sud Est asiatico (Malesia, Indonesia e Cambogia) e piccola parte del territorio africano (Nigeria). L’albero della palma può raggiungere un’altezza di 30m e nel suo ciclo di vita produce grappoli da 2000 frutti, continuamente, per circa 30 anni. La polpa del frutto viene riscaldata e pressata per ricavarne l’olio. Generalmente il procedimento viene effettuato entro le 24h dopo la raccolta per conservare la qualità del prodotto ricavato. L’olio a temperatura ambiente ha una consistenza solida e dal punto di vista chimico ha un profilo acidico, i componenti sono 50% acidi grassi saturi e 50% acidi grassi insaturi. Altro elemento ricavato da quest’albero, ma dai suoi semi è l’olio di palmisto, ricco di acido laurico,un acido grasso saturo. Entrambi gli olii di palma e palmisto hanno le più elevate concentrazioni di acidi grassi saturi pur essendo olii di origine vegetale (si unisce a loro anche il burro di cacao). Il confronto che suscita sgomento parte proprio dalla concentrazione di acidi grassi saturi al pari di quelli presenti in grassi di origine animale. 

Nel 2016 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha pubblicato i risultati di uno studio effettuato dal CONTAM, un comitato interno all’autorità che si occupa di tossicologia alimentare e ha esaminato tre sostanze cancerogene che si sviluppano durante i processi di lavorazione di olii e grassi vegetali. Durante esami da laboratorio, tali sostanze si sono sviluppate ad altissime temperature, praticamente lontane dall’utilizzo ordinario di questi olii, che difficilmente superano temperature superiori a 200°. Tra l’altro sono sostanze che riguardano sì l’olio di palma, ma anche altri olii (mais, arachidi, girasole, …). 

E’ da considerare che le sostanze potenzialmente cancerogene presenti in natura se sottoposte ad alte temperature sono moltissime, specie nell’alimentazione. Lo studio inoltre rivela una serie di considerazioni tutt’altro che ovvie, su quanto tutto dipenda dalla frequenza e quantità di utilizzo di tali elementi e che l’utilizzo eccessivo in rapporto alle due variabili sia in netta contrapposizione con una dieta equilibrata. Potenzialmente, ad esempio, abusando di sostanze come il caffè e l’alcol non riduciamo la fonte di pericolo per lo sviluppo di malattie cancerogene. Questa è la ragione per cui non si è mai arrivati a bandire in maniera definitiva l’olio di palma, soprattutto si rammenti il fatto come altri elementi possono causare altri tipi malattie. Si pensi solo al burro, rapportato a quest’olio vegetale, con quasi pari quantità di acidi grassi saturi, possa causare malattie cardiovascolari e annessi. 

L’olio di palma è oggetto di molte polemiche anche sul tema di sostenibilità ambientale. I paesi principali interessati dalle coltivazioni sono gli stessi paesi incriminati dal popolo occidentale e l’accusa riguarda un eccessivo sfruttamento del suolo per la coltivazione dell’albero di palma a seguito di una deforestazione massiva a sfavore della flora e della fauna presenti. Ma questo perchè? Perchè l’olio di palma è uno degli olii vegetali più utilizzati al mondo, a parità di ettari coltivati in taluni casi garantisce una produzione nettamente superiore. La nascita di gruppi internazionali, nei quali rientrano paesi che credono nella difesa del patrimonio ambientale, deriva dall’esigenza di preservare la coltivazione dell’albero di palma controllandone ogni aspetto all’insegna della sostenibilità ambientale. Di questi gruppi ne fanno parte importanti aziende produttrici nell’industria alimentare che si occupano dell’intero processo produttivo dalla coltivazione dell’albero alla produzione dell’olio di palma. 

Mia impressione strettamente personale su ciò che è stato creato intorno all’olio di palma corrisponde a una delle tante forme di terrorismo psicologico senza dare subito delle esaustive spiegazioni sulla motivazione che ha spinto le aziende ad abolire l’utilizzo di questo elemento nella preparazione dei propri prodotti. Qualcosa venne detto, creando ulteriore allarmismo in tema di salute e sostenibilità ambientale, ma finalmente gli studi rivelarono quanto in realtà l’intervento umano sia responsabile nel trasformare la risorsa in danno.

Fonti

AIRC.it

Nature.com

Theoilpalm.org